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Quando nascono i dragoni dalla carta

novembre 20, 2014 in News

Tadashi Mori 4

Un tutorial dopo l’altro, sulle pagine del grande mondo digitale: come, dove, per la quale cosa e quanto meno; vieni, guarda questo video (dicono) e saprai guidare un elicottero a pedali. Ah, fantastico. Saprai cucinare l’anatra all’arancia. E mettere assieme, dai principi primi, una maestosa ed imponente cattedrale, sia pur fatta di stuzzicadenti. Non c’è limite ai confini della mente, né del resto, di chi ha veramente voglia di insegnare. Come appare evidente nel caso di Tadashi Mori, il giovane artista di origami che da qualche anno, direttamente dalla sua casa di São Paulo de Brazil, divulga i metodi per far comparire ogni possibile fantastica creatura nella carta. È una sublime specializzazione, la sua. Piuttosto che dividersi tra quelle creazioni eclettiche e gli aeroplanini, quel classico caso di funzione prima della forma, lui si applica per l’altro tipo di sovrani dell’Empireo, pur sempre in grado di volare. Ma capaci di farlo, come niente fosse, superando i limiti della necessità, in una manifestazione di sfrenato simbolismo. Chi ha mai misurato l’apertura alare ad una tale bestia, per controllarne i meriti aerodinamici? Sono i dragoni, queste manifestazioni inconcepibili della natura. Signori supremi, per l’orientale modo di sentire, di quella sostanziale furia che conduce ai terremoti, alle tempeste o gli altri disastri irrefrenabili del mondo. Nonché divoratori, dalle nostre opposte parti, di altrettante vittime, potenzialmente vergini, sicuramente molto sfortunate. A meno che qualcuno, con estrema disciplina e valida continuità procedurale, non lenisse tutta quella furia, a suon di capre, pecore o regali deliziosi. Aspettando la venuta assai tardiva di un eroe…Quando sarebbe bastato tanto poco. Fare un modellino e metterlo sul tokonoma?
Le creazioni cartacee di Tadashi Mori sono in buona parte disponibili presso il portale Origami Yard, attentamente catalogate ed offerte in modo chiaro e comprensibile, per meglio affascinare e convincere gli spettatori. Le mani che agiscono sono sempre le sue, mentre a volte, quando riportato nel titolo, il progetto artistico originario è frutto di altre fervide menti creative. Degni di menzione, in aggiunta ai draghi, risultano essere i suoi Kusudama, le sfere di carta modulari che si sono evolute, negli anni, a partire dall’equivalente giapponese dei nostri pomi profumati fatti con gli aranci e il potpourri. Anzi, sapete che vi dico: chiamateli pomander!
Ma per quanto sia difficile rendere giustizia alla figura esteriore di una simile creatura, ancora più arduo è renderla in tre dimensioni. Giacché, come è noto, l’origami giapponese è un’arte dalle regole precise. Che prevedeva, nella sua forma tradizionale, l’impiego di un solo foglio, magari colorato, senza colle, forbici o simili barbariche diavolerie. Se osservi le sue origini remote, non c’è poi tanto da meravigliarsi.

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Chiodi poliedrici d’immagini tortuose

novembre 14, 2014 in News

John Bisbee 0

Il cane guarda la struttura e quella non ha nulla, tranne i pezzi oblunghi di metallo. È un groviglio di cavilli casuali, l’intreccio senza coda di tratteggi e linee di confine. In cui lo spazio vuoto non esiste, perché manca la sostanza, definita, di un preciso materiale di raccordo. Un primo piano senza stralci di fondale: solo chiodi, sempre differenti. Questo è il motto, per l’appunto, di John Bisbee, artista americano dello stato del Maine, professore presso il College di Bowdoin, nella ridente città costiera di Brunswick, fortemente legata, fin dalle sue origini, al mondo delle arti e alla cultura. Figuratevi che nel diciannovesimo secolo, agli aspiranti coloni di questa comunità d’elite, si richiedevano la conoscenza del Greco e del Latino, dell’algebra, di Senofonte e di Virgilio! Priorità di certo inusuali, per quella che era stata, fino a un paio di generazioni prima, terra pura ed incontaminata dei pionieri. Strana giustapposizione: un valido punto di partenza, ma non certo d’arrivo. Tanto che negli anni, tramite esperienze successive, ci siamo spostati dall’accademico a tali eccessi di ermetico post-modernismo. Cosa rappresenterebbero, agli occhi degli spettatori umani ed animali, queste sfere, fiori e trombe di grammofono, spirali, pantagrueliche strutture? L’impegno operativo, questo è poco ma sicuro. La necessità che si fa virtù dalla presenza, di una valida occorrenza, l’opportunità; proprio l’artista raccontava qualche mese fa, alla rivista di settore American Craft, del preciso momento in cui ebbe a concepire questa strana e personale forma d’arte. Del modo in cui, diplomatosi da quasi trent’enne alla scuola d’arte di Skowhegan e con laurea in corso di conseguimento, avesse scelto, infine, di occuparsi di scultura di recupero, visitando case abbandonate ed altri ruderi, nella speranza di trovare rimasugli interessanti. Deluso dal vetro e la ceramica, così sperava ancora di scoprire la sua strada sul sentiero della creatività. Finché un giorno, per puro caso, non diede un calcio ad un secchio pieno di chiodi arrugginiti. Per farne fuoriuscire non, come si sarebbe potuto pensare, la moltitudine di quegli oggetti tintinnanti. Ma un unico groviglio tutto appiccicato insieme dall’ossidazione, saldamente intrecciato e contorto, terribilmente interessante. Al punto da fargli esclamare: “È meglio questo, di quanto io stesso avessi mai prodotto in vita mia.” Da lì, a quanto si dice, ebbe a provenire il resto.
È una filosofia dinamica, che adatta e mette in relazione tra di loro le diverse componenti. Laddove si tende a riconoscere, per il sentire comune, una rigida separazione tra natura e mondo artificiale, è proprio nel disinteressarsi ad una cosa materiale, non importa quanto semplice, che la si rende viva. Guarda tutti quei velieri affondati nel profondo degli Oceani, costellati di paguri, pesci e variopinti anemoni. Oppure gli edifici, ormai dismessi, con le crepe sanguinanti muschio, piante, muffe o bava di lumache! Niente muore, mentre la sabbia scorre verso il basso, di clessidre cosmiche dimenticate. Ma ricostituendo nuove basi, all’altro capo di quella strettoia, quei granelli si offrono terreno fertile. E musica, per lo spirito vegetativo dell’invenzione.

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La fortezza che rinasce dai colori primordiali

novembre 12, 2014 in News

Castel del Monte Magic Carpet

Figure geometriche, considerazioni astrologiche e l’unica trifora profondamente significativa, rivolta verso la città di Andria, la Fedele. Finestra con tre spazi vuoti, la metafora di un altro sguardo. Sotto un crogiolo di simboli e potenti allegorie, ciascuna posta saldamente dentro l’altra, in un gioco di misteri ed ulteriori mistici significati. Questa è la rocca di Castel del Monte, gemma delle Murge occidentali, che getta la sua ombra in quel di Puglia fin dal XIII secolo. C’è davvero da meravigliarsi, visto chi l’ha fatta costruire? Alias Stupor mundi, Re Moderno prima del Rinascimento, una figura storica, culturale e letteraria che taluni vorrebbero posizionare fuori dalla concezione umana (diffidate di costoro). A mio parere? Era un chiaro figlio dei suoi tempi, sublimato fino all’ultimo vessillo draghiforme, l’argentea e pura nobiltà d’intenti. Niente meno e molto più di quello. Federico II Hohenstaufen, sovrano di Sicilia, di Germania, solenne Sacro Romano Imperatore nonché, naturalmente, Re dei Romani con il sospirato beneplacito del papa stesso, guadagnato infine a forza di possenti cannonate.
Uno di quei personaggi storici che ispirano la fantasia, e vertiginosamente la costringono a convergere, per ogni creativo disponibile all’idea fugace, verso nuove connessioni e strane giustapposizioni. Come questa, dell’artista di Città del Messico, Miguel Chevalier, tra l’altre cose maestro di una sua particolare forma espressiva, virtuale ed intangibile, eppure fisicamente trascinante. Non a caso molti lo considerano tra i pionieri della visual art, il processo che sta trasformando ciò che aveva un corpo (l’oggetto che manipolava l’artista d’altri tempi) e un’anima, in puro pensiero, pixel post-moderni eppure ricchi di sostanza. Ed è questo, il modo. Un particolare sistema informatico, collegato a una variegata serie d’imponenti proiettori, ciascuno ben direzionato. Attentamente calibrato: per portare l’immaginifico e multicolore manto, sul duro suolo di quei luoghi che lui sceglie, volta dopo volta, per mettere in scena simili visioni frastornanti. E alquanto anacronistiche, come la chiesa neo-gotica del Sacro Cuore a Casablanca, in Marocco; risaliva, quella, al 1930, certamente prima del computer. Quando l’estetica di ciò che l’aveva rivestita, tale e tanta luce, chiaramente ricordava certi frattali contemporanei basati su semplici regole di programmazione, come il Conway’s Game of Life. O le stesse animacule, i micro-organismi ed i batteri, che in simbiosi vivono con noi grandi e lenti vertebrati. Mentre che dire allora di quest’altra iterazione della serie intitolata Magic Carpets, sull’italico suolo, presso tanti chiare, frustranti e forti mura…Si, fustiganti. Preoccupanti.
Il fatto è che Castel del Monte, di suo, è un edificio privo di una chiara funzionalità. Resta difficile da comprendere la ragione per cui il suo committente, causa-generativa del mirabile Palatium di Foggia, sua Sacra Residenza, e di tanti giardini, padiglioni, boschi e santuari, potesse aver fatto produrre dal suo grande architetto, Riccardo da Lentini, un tale controsenso. E si ritiene infatti che il progetto fosse dell’Imperatore stesso, sceso dal suo trono con matita e fogli da disegno. Di un castello che non difende alcunché, tranne la sua ragione d’esistenza; cosa sono del resto gli errori, se non pura espressione di soggettivismo?

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Distrugge la ceramica per coltivare il Fiore

novembre 5, 2014 in News

Zemer Peled 3

Igezara è un particolare tipo di ceramiche, originarie del Giappone d’epoca Meiji (1868-1913) in cui l’estetica viene tradizionalmente subordinata alla funzione. Si tratta di piatti, recipienti o altre suppellettili decorative realizzate con una quantità superiore al normale di quell’onnipresente materia sedimentaria non litificata, l’argilla, cotta e successivamente sottoposta a vetrificazione, il processo che cancella ogni residua rimanenza di porosità. L’origine del termine è piuttosto interessante: si dice che da principio questi manufatti, nel momento in cui venivano tirati fuori dal forno dell’officina, fossero particolarmente grezzi e diseguali, tanto da sembrare ricoperti da una fitta coltre di pungenti aculei, laboriosamente eliminati mano a mano.  Da qui l’incontro tra la dicitura 朿-ige, che vuol dire “spina” nel dialetto della prefettura di Saga, con  皿-zara, una lettura meno usuale del carattere usato per indicare la parola “piatto”.
Zemer Peled è l’artista israeliana, nata e cresciuta in un kibbutz, che esplora questa strana commistione generativa, tra il mondo dei prodotti frutto di sapienti mani d’artigiano e la spontanea virulenza delle piante, esseri stolidamente privi di nozioni o preconcetti. E utilizza quell’arcano termine nipponico così, con splendida disinvoltura e scopo metaforico. Una strana giustapposizione, la sua: un fior di girasole azzurro giace immoto sopra un tavolo, senza traccia di radici né uno stelo. È inerte ma vitale, poiché non privo di una sua sostanza ineffabile, l’ultimo capitolo di una solerte narrazione. Che trae le origini dall’organico processo evolutivo, che produsse quella forma pura, il frutto della terra che si eleva, come nel cerchio della triade dell’Oriente Filosofico, passando per il tramite dell’uomo. Non può esistere ma persiste, con la sua presenza, nell’insistere su di un fondamentale fatto ripetuto: tutto si trasforma, attraverso strati successivi d’esistenza. Così è persino la ceramica, metafora tangibile dell’Età dell’Oro – perché sacra e inviolabile una volta completata, impossibile da riprodurre –uguale- se spezzata (senza conoscere il Segreto e possedere gli Strumenti). Eppure non è questo un quantum involabile, manifestazione atomica di un solo fluido; ma l’insieme di una serie di molecole viventi, impercettibili allo sguardo. Dunque l’autrice lo interpreta, tale pensiero, nei suoi gesti operativi. Con un colpo di martello, spacca tutto quanto. E poi rimette assieme quelle parti, con perizia quasi sovversiva…

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Le meraviglie eoliche di Anthony Howe

ottobre 21, 2014 in News

Anthony Howe 0

Fra gli elementi che s’inseguono l’un l’altro fin dagli albori alchemici della filosofia, due creano e danno la Ragione delle cose. Mentre quelli contrapposti, fuoco ed aria, frammentano gli spigoli della materia. E restituiscono le vaghe forme, i fiumi ed i paesaggi al mare del supremo flusso, che scorrendo ricicla, annienta e ritrasforma tutto, come niente fosse, nei sementi dell’origine remota: la nocciola da cui spunta il senso di sapienza, ovvero l’uovo primordiale. Il quale sussiste dentro al vento stesso, in fin dei conti, come nube dalla forma di un castello, senza mura, ne cancello, senza vera merlatura. Ma possente, nondimeno, splendido e fecondo.
È una questione che si estende fin dall’ultimo confine, verso il suolo più prosaico del bisogno. Nulla può essere creato, senza un punto di partenza equivalente, né del tutto annichilito, parimenti. Neanche il fuoco purificatore, può riuscirci. Lo affermavano già i Greci presso i portici splendenti. Ed i Taoisti in Cina, sotto quello stesso cielo, ma con termini diversi e un altro patrimonio di diagrammi, di trigrammi, di parabole o racconti. Tra cui spicca, ancora adesso, la figura circolare dell’Essenza inconoscibile, eppur chiara e luminosa come un Logo, a noi moderni. La Via chiara, addirittura troppo, all’apparenza: basta quasi l’assistenza di una penna, per capirla. Traccia dunque una circonferenza, poi separala in due virgole che si mordono la coda. Ciascuna con un occhio (Ying-Yang) che crei suggestioni dell’opposto (Yang-Ying). Eccolo: il vortice del tempo. Osserva bene. Non ricorda vagamente la figura di un ventilatore?
E se hai voglia di vederlo, lo ritrovi. È la spirale dell’acido desossiribonucleico (il DNA) della chiocciola lacustre, nel suo letto di arenaria granulosa, e poi via nelle remote proporzioni, fino agli ultimi vettori di questa galassia, equivalente forse…All’Infinito. Si, la spirale ad elica non è un termine geometrico, soltanto. Ma il motivo di un funzionamento. Che può assumere diverse forme, purché resti ferma l’intenzione, produttiva. Nelle mani di colui che crea!
Anthony Howe è l’artista americano, originario di Salt Lake City, che ha saputo creare la migliore traduzione del concetto di una pala eolica per la generazione di elettricità. La sua ricca e variegata selezione di sculture, realizzate in acciaio inossidabile e fibra di vetro, si è ormai estesa per un periodo produttivo di quasi 20 anni, durante i quali lui si è dimostrato in grado di esplorare, gradualmente, ogni possibile fluttuazione delle cose inanimate. Aggettivo, questo, da intendersi come l’assenza di un soffio autonomo di vita, ma non della complessa rete d’interrelazioni o potenzialità di un singolo organismo artificiale. Non dissimile, per portata e dimensioni, da una pianta che si agita nel vento. O un anemone, ricreato nelle fiamme e i fulmini della fucina. Nulla viene influenzato, nel processo naturale dello scorrimento, eppure il movimento delle pale sottintende la presenza di un canale obbligatorio. Un pertugio invisibile, ma invalicabile, attraverso cui procede l’aria, attentamente.

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Abbiamo partecipato allo Young International Forum 2014!

ottobre 13, 2014 in News

L’evento, giunto oramai alla sua sesta edizione, si è tenuto dal 14 al 16 ottobre presso l’ex Mattatoio di Roma (Factory) ed ha visto la partecipazione di 15 Paesi, con informazioni sul mercato, sugli stage e sulle borse di studio.
L’Istituto Pantheon, da sempre pronto ad accogliere le occasioni di confronto con i suoi potenziali studenti, ha partecipato con il suo stand personalizzato, offrendo valide vie d’accesso alla formazione ed al mondo contemporaneo del lavoro – Piazza Orazio Giustiniani – ROMA (RM)

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Date Test d’Ingresso Corsi Accademici di 1° Livello

settembre 9, 2014 in News

Date Test d’Ingresso – Corsi Accademici di 1° livello:

  • 6 Ottobre – 9 Ottobre
  • 13 Ottobre – 16 Ottobre
  • 20 Ottobre – 26 Ottobre

Le iscrizioni ai Test d’Ingresso sono possibili online alla pagina dedicata e verranno accolte entro e non oltre le ore 13 del giorno precedente all’inizio dei Test. Per maggiori informazioni è possibile contattare la Segreteria Organizzativa.

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