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Finché un giorno, Pac-Man mangerà New York

dicembre 17, 2014 in News

Pixels 0

Incubi di un tempo meno complicato. Quando non soltanto i millisecondi necessari affinché la luce arrivasse al di là delle fibre ottiche sotto l’Atlantico, ma anche i nanometri del processore, i milioni di colori sullo schermo e gli hertz necessari per il completamento in tempo utile del suo refresh contavano parecchio meno, che quattro fantasmini colorati e un personaggio tondo simile a una fetta di formaggio, che faceva squacuarapac-pac-pac…. Sulla soglia e il suono del millennio ormai agli sgoccioli, il suo albedo a diradarsi sulla strada dell’informatica spietata. Siamo, diciamo pressapoco, verso maggio dell’80. Scorrevano veloci gli ammassi di pixel e vettori, semplici alla vista, eppure avveniristici, terribilmente, per il modo in cui bastava, per la prima volta, il gesto di due mani, un joystick e un pulsante, per giustificare il ritmo dei minuti ed adeguarlo ad un punteggio, sempre più alto, puro e semplice appannaggio dei sapienti manipolatori, forti perché concentrati, svelti ed immaturi, soprattutto. Finché un giorno, meraviglia! Nuove miniaturizzazioni, ed ottime soluzioni progettuali: bastava l’acquisto di un dispositivo, dell’Atari o di Nintendo, per portare i videogiochi dentro casa. Ma i tempi cambiano e con essi le paure, bestie nere ed altre cose similari. Ecco allora, ciò che un tempo era fantastico ed astratto, con il migliorar dei presupposti grafici cosa diventa: non più principesse delle favole, rapite dal castello, né idraulici italiani alla riscossa; ma soldati, carri blindati, guardie o ladri armati fino ai denti, acuminati in punta, esattamente come un joystick da console a 32 bit. Stranamente simile, se lo guardi, all’impugnatura di un MP-5 della SWAT. È la violenza e il crudo catastrofismo dei tempi moderni, la spettacolarizzazione dell’ansia collettiva che ormai da tempo ci attanaglia. Colpa di…Chi, fallito il tentativo di risollevar la sorte quotidiana, usa il digitale per cercare la Seconda Vita, simulata eppure non per questo meno ardua, all’apparenza. Eppure utile nella sostanza, alla fine. Perché offre valide occasioni. Di sfogo, per il singolo, e di conoscere, la gente e delle cose, strane, nuove, ben distanti dalla vita necessaria. Anche questo fa cultura, per l’artista di ottima disposizione.
Come certamente seppe dimostrarsi, esattamente quattro anni fa, il giovane regista pubblicitario francese Patrick Jean, assurto al regno dei grandi di Internet grazie al suo tracotante cortometraggio Pixels, destinato presto a diventare presto un film. Una storia, affascinante. Effetti speciali del miglior livello, tra quelli reperibili nel vasto calderone di YouTube. Nonché una premessa strana, eppure degna di attenzione: cosa succederebbe se, la Scheda Madre non volesse, essi dovessero prendere forma materiale? E invadere l’agglomerato urbano più famoso degli U.S. of A, con un chiaro intento distruttivo! Come, chi? Tutti quanti, esattamente o pressappoco. Lo scimmione coi mega-barili, arrampicatosi fin sull’Empire, esattamente come l’antesignano tutto-peli e cellulosa consumata. Il millepiedi serpeggiante dell’indimenticabile Centipede, uno dei primi videogiochi progettati da una donna, in cui l’eponima astronavina era chiamata a crivellare un esponente spropositato del subphylum dei Myriapoda, con mascelle e tenaglia, corpo brulicante e tutto l’orripilante resto della sua insettile presenza. Seguito a ruota, neanche a dirlo, dalle titaniche manifestazioni di una partitona a Tetris, con blocchi tanto grandi da far sconquassare il mondo sotto il suolo e pure i treni della metropolitana.
Una giornata come le altre, nell’ambito del pazzo, incontrollato web. Ma di certo poco avvezza ai metodi usuali, nel campo maggiormente razionale della cinematografia per l’uomo della strada. E già c’è, tra i molti commentatori prematuri, chi si dichiara poco convinto di una simile pellicola basata su di un meme transitorio. Però nel frattempo, una cosa è certa: i primi poster rilasciati, sono degni d’attenzione, eccome!

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La visione delle cattedrali che possiedono un respiro

dicembre 5, 2014 in News

Giuliano Mauri

Nulla dura per sempre, neanche lo spirito intangibile della memoria. Col proseguir degli anni cambiano le orbite degli astri, variano i rapporti di potere tra le cose vivide che si arrovellano, sul fiume trascinante dell’evoluzione; e di quello che pareva eterno, resta polvere o nemmeno quella. Ciò non significa che i nostri sforzi siano vani: colui che produce, finché gli riesce tale impresa, può resistere alla spinta dei minuti. Finché continua, fino al sopraggiunger di…Cos’è la fine, dopo tutto, se non solo un cambiamento? Il passaggio da uno stato aperto ad uno chiuso, oscuro, eppure ancora meritorio d’essere discusso. La soluzione di Epicuro era semplice e diretta: “Quando ci siamo noi, non c’è la morte. Viceversa, viceversa… Quindi quando arriva, perché preoccuparsi?” Un perfetto approccio filosofico, basato sulla pura percezione dell’intuito che connota i sensi. Ma che parte e trova il suo sostentamento dalla concezione assai latina, per cui l’esistenza sia un prodotto della pura e semplice materia. Nonché un senso fondamentale di fiducia classicista, l’ottimismo nell’eternità in attesa. Segno di quell’epoca in cui le grandi civiltà c’erano tutte, ancora con le loro vaste architetture, gli scritti e le altre opere dell’intelletto.
Tutto può fermarsi, tutto tranne i cambiamenti. E quando al volgere del medioevo, sulla fine di quel vasto Impero, crollò l’infrastruttura organizzativa romana e assieme ad essa o poco dopo, tutti gli acquedotti, quei vasti templi, le alte basiliche ed i portici dei fora sotto cui si dilettavano i sapienti, restò il vuoto delle aspettative e i presupposti. Passarono i secoli, tra guerre, affanni e traversie. Non è difficile capire, a quel punto, quale fosse l’animo di chi si proponeva di creare un lascito immanente. Se persino il Colosseo cadeva a pezzi, che potevi costruire, che non fosse parimenti degno, bensì addirittura, superiore!? Quale astrusa e folle Cattedrale?
Ci volle molto tempo. Per cominciare, ed ancora di più, per terminare (ciascun singolo esemplare, vista l’intercessione dei potenti). Ma la tecnologia, oramai, era in marcia verso un mare di scoperte, che rendevano possibili espedienti nuovi; così sorsero le torri e guglie, le alte mura impreziosite da finestre colorate, splendide vetrate. Quei rosoni che sbocciarono, in Europa, dalla Spagna alla Germania, dall’Inghilterra fino in Danimarca, strano a dirsi, sono ancora lì. Vaccinati per resistere ai millenni, grazie all’uso di una brusca potatura. Gotica, persino: nulla d’inutile, né di posticcio, soltanto validi elementi fatti con possenti materiali, destinati a sopravvivere alla marcia delle dinastie. Il che naturalmente, non vuol dire che per sempre resteranno, tali. Giusto? Perché non hanno (ancora) l’energia per rinnovarsi. Forse un giorno, almeno stando alla letteratura di genere e ad alcuni esperimenti per lo più teorici, disporremo della scappatoia. Del sistema nanotecnologico, bio-artificiale, per cui persino il mondo microscopico, infine, sarà ammaestrato per servirci. E macchine invisibili percorreranno i marmi ed i graniti, gli scranni  e le navate, rigenerando quel che il vento e l’erosione o l’uso scriteriato, suo malgrado, si è portato via. Però fino ad allora, in quel futuro ancora da venire, ecco la cosa migliore a nostra disposizione: le cattedrali vegetali, un’idea geniale di Giuliano Mauri, artista nato a Lodi Vecchio nel ’38.

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L’artista con il senso per la neve disegnata

dicembre 3, 2014 in News

Sonja Hinrichsen v

La mano sapiente che trasforma il territorio lo connota e rende indivisibile dalla moderna civiltà. L’architetto paesaggista, l’ingegnere urbanistico: sono figure che trascendono l’impegno personale dell’artista. Il che non significa che siano inerentemente astrusi al mondo del creativo senza freni, benché debbano, per esigenza imprescindibile, considerare il cosa e il come, meno che il perché. Ma esiste pur sempre un punto d’incontro, nelle questioni di sostegno ai rispettivi campi strumentali, ovvero le celebri four Ws del pensiero anglofono globalizzato: What, Why, When & WHERE, quest’ultima a costituire il dove, per l’appunto. La scelta del momento è sempre facile poiché parte dal bisogno, che da il passo motivazionale dell’impresa, sia questa spontanea, oppure funzionale. Prima ipotesi: costruisco per viverci dentro; seconda: è perché gli altri vedano, e percepiscano… L’Idea. Quante statue, monumenti, splendide colonne, sono nati sulla base di una tale irresistibile pulsione…Persino le piramidi, gloriose. Cosa siamo, in fondo, se non quello che lasciamo ai posteri, nelle epoche a venire? Ma passiamo innanzi nell’esegesi linguistica. Il Cosa non è molto rilevante, ai fini filosofici del Nesso – un materiale, come il marmo o il fiore di granito può determinare la portata, i limiti di una presenza costruita. Un inchiostro migliore, per sua natura, preserverà più a lungo il gesto del Maestro. Ma l’intenzione è valida, davvero tutto resta, sempre, indelebile nel mondo in fieri della posterità. Ed è forse proprio per questo, che nell’arte contemporanea d’avanguardia tende a sparire l’importanza del messaggio (Why). Perché viene dato per scontato, ormai.
Sonja Hinrichsen, celebre artista di origini tedesche, crea l’occasione di un diverso tipo di testimonianza. Affine, per diversi aspetti, a quella offerta dagli alieni ai contadini d’Inghilterra, secondo la leggenda diffusissima degli astroglifi. Ché si dice, ormai da oltre 30 anni, che gli esseri spaziali abbiano il gusto, mai giustificato, di tracciare cerchi nel grano, dalle forme geometriche contorte. E si vive nella condizione d’incertezza indotta fin dal 1980 almeno, parecchio illogica, che un tale compito sia improponibile per degli umani! Quando ecco, guardate qui. Basta un palo ed una corda a fare da compasso, e la giusta partecipazione di un gruppetto di sollecite persone. Certo, però, siamo in tutt’altri luoghi. L’artista in questione, che si è formata in parte negli Stati Uniti, è rimasta nella sua poetica legata a queste gran distese, candide ed intonse, dell’enorme e incolto Colorado, dove fa riunire, più di una volta l’anno, il suo vasto seguito di figuranti. Dando luogo ai presupposti di un bizzarro rito…

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L’Istituto Pantheon alla riunione di coordinamento delle Accademie non statali

dicembre 2, 2014 in News

Nella giornata di martedì 2 Dicembre l’Istituto Pantheon ha preso parte, assieme ad altre 8 importanti istituzioni di Alta Formazione italiane, alla prima riunione indetta del Comitato di Coordinamento delle Accademie non Statali, presso lo storico palazzo del MIUR in viale Trastevere 76. Nella prestigiosa cornice del salone dei ministri, decorato con gli affreschi di Antonino Calcagnadoro e i ritratti dipinti ad olio delle precedenti generazioni di politici e funzionari, i direttori riuniti a convegno hanno parlato a lungo, assieme ai rappresentanti del governo, del contributo che potranno continuare a dare le Accademie non Statali alla reputazione del Paese, all’economia dell’Europa tutta ed alla formazione della sua futura classe dirigenziale e creativa.
Con assoluta concordia delle parti, si è infine giunti alla conclusione che il futuro percorso di riforme, incentrato sull’internazionalizzazione e la messa in risalto del Made in Italy, non potrà prescindere dal mantenimento di un adeguato clima operativo, degno di tali e tante istituzioni fondate sulla passione e il senso d’iniziativa, innegabile, di chi ancora dimostra con il proprio lavoro quotidiano una profonda voglia e capacità d’insegnare.

Lettura multimediale di approfondimento: STORIA DELLA BIBLIOTECA ED EMEROTECA DEL MIUR

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Abbiamo partecipato al Salone dello Studente di Roma 2014

dicembre 2, 2014 in News

Ancora una volta abbiamo partecipato a questa fiera dello studio con l’entusiasmo e la passione che ci contraddistingue, dai molti anni in cui siamo stati attivi nel settore dell’istruzione accademica e professionale. Eravate così tanti da riempire l’intero spazio congressuale della Fiera di Roma, ma vi abbiamo accolto con gioia e fornendovi alcuni dei materiali che di certo vi saranno utili nella scelta del vostro percorso di studi futuro. Chissà quanti di voi verranno a frequentare le lezioni l’anno prossimo! Noi, di certo, saremo pronti a darvi il benvenuto.

I Saloni dello Studente “Campus Orienta”, rappresentano dal 1990, anno della fondazione, la più significativa manifestazione di settore in Italia dedicata all’orientamento universitario, formativo e professionale post-diploma e post-laurea. Per altre informazioni visita la pagina Facebook dell’evento, oppure vai a: www.salonedellostudente.it

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Collaborazione con nAm – NaturaArtismagistra

novembre 26, 2014 in News

nAm collabora con l’Istituto Pantheon in occasione della Fiera dello Studente 2014, tramite la fornitura di arredi ecosostenibili messi in mostra ed utilizzati presso il nostro stand.

Chi è NaturaArtismagistra, come da descrizione pubblicata sul sito ufficiale dell’azienda:

Siamo una realtà creativa e produttiva impegnata nel campo dell’ecodesign e dell’architettura sostenibile, che pensa che ci sia spazio per una vita tra rispetto per l’ambiente e consumo. Riteniamo che non basti vendere un prodotto accompagnato solo dalla scritta “eco”, pensiamo invece che gli aspetti di sostenibilità che caratterizzano un prodotto vadano comunicati promuovendo e incentivando la cultura del riuso creativo, suggerendo sia comportamenti virtuosi – volti alla diminuzione dei rifiuti – sia promuovendo i rifiuti come risorsa per prodotti innovativi con caratteristiche di funzionalità, sostenibilità e rispetto dell’ambiente; insomma prodotti che permettono di conciliare la convenienza ecologica con quella economica. Pensiamo che sia importante offrire un’educazione ambientale attraverso il consumo “consapevole”, i gesti quotidiani e uno stile di vita più semplice, perché nel tempo si arrivi a una crescente partecipazione del consumatore, finalizzata a prevenire i danni piuttosto che a ripararli.

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Quando nascono i dragoni dalla carta

novembre 20, 2014 in News

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Un tutorial dopo l’altro, sulle pagine del grande mondo digitale: come, dove, per la quale cosa e quanto meno; vieni, guarda questo video (dicono) e saprai guidare un elicottero a pedali. Ah, fantastico. Saprai cucinare l’anatra all’arancia. E mettere assieme, dai principi primi, una maestosa ed imponente cattedrale, sia pur fatta di stuzzicadenti. Non c’è limite ai confini della mente, né del resto, di chi ha veramente voglia di insegnare. Come appare evidente nel caso di Tadashi Mori, il giovane artista di origami che da qualche anno, direttamente dalla sua casa di São Paulo de Brazil, divulga i metodi per far comparire ogni possibile fantastica creatura nella carta. È una sublime specializzazione, la sua. Piuttosto che dividersi tra quelle creazioni eclettiche e gli aeroplanini, quel classico caso di funzione prima della forma, lui si applica per l’altro tipo di sovrani dell’Empireo, pur sempre in grado di volare. Ma capaci di farlo, come niente fosse, superando i limiti della necessità, in una manifestazione di sfrenato simbolismo. Chi ha mai misurato l’apertura alare ad una tale bestia, per controllarne i meriti aerodinamici? Sono i dragoni, queste manifestazioni inconcepibili della natura. Signori supremi, per l’orientale modo di sentire, di quella sostanziale furia che conduce ai terremoti, alle tempeste o gli altri disastri irrefrenabili del mondo. Nonché divoratori, dalle nostre opposte parti, di altrettante vittime, potenzialmente vergini, sicuramente molto sfortunate. A meno che qualcuno, con estrema disciplina e valida continuità procedurale, non lenisse tutta quella furia, a suon di capre, pecore o regali deliziosi. Aspettando la venuta assai tardiva di un eroe…Quando sarebbe bastato tanto poco. Fare un modellino e metterlo sul tokonoma?
Le creazioni cartacee di Tadashi Mori sono in buona parte disponibili presso il portale Origami Yard, attentamente catalogate ed offerte in modo chiaro e comprensibile, per meglio affascinare e convincere gli spettatori. Le mani che agiscono sono sempre le sue, mentre a volte, quando riportato nel titolo, il progetto artistico originario è frutto di altre fervide menti creative. Degni di menzione, in aggiunta ai draghi, risultano essere i suoi Kusudama, le sfere di carta modulari che si sono evolute, negli anni, a partire dall’equivalente giapponese dei nostri pomi profumati fatti con gli aranci e il potpourri. Anzi, sapete che vi dico: chiamateli pomander!
Ma per quanto sia difficile rendere giustizia alla figura esteriore di una simile creatura, ancora più arduo è renderla in tre dimensioni. Giacché, come è noto, l’origami giapponese è un’arte dalle regole precise. Che prevedeva, nella sua forma tradizionale, l’impiego di un solo foglio, magari colorato, senza colle, forbici o simili barbariche diavolerie. Se osservi le sue origini remote, non c’è poi tanto da meravigliarsi.

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